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TITOLO: Buonasera (Signorina)

AUTORE: Davide Pappalardo

EDIZIONE: Eclissi Editrice

GENERE: Thriller Noir

PAGINE: 220

Recensione: 

Salve a tutti booklovers,

oggi,  per la rubrica #ScrittoriEmergenti, sono qui a recensire per voi Buonasera (Signorina), il nuovo romanzo di Davide Pappalardo, edito da Eclissi Editrice.

Lo so, state già fischiettando il ritornello della famosa omonima canzone di Fred Buscaglione – io lo facevo ogni volta che leggevo il titolo del libro – e non vi sorprenderà sapere che il protagonista del libro, Libero Russo, è un fan del celebre cantante.

Il noir di Davide Pappalardo è ambientato negli anni ’70 e si apre con il racconto di un omicidio, nello specifico quello di Giuseppe Molinari, braccio destro di Jo Le Maire, il sindaco della criminalità organizzata della Milano di quegli anni. La narrazione ci porta poi nell’appartamento di Libero, ex poliziotto, ora detective solitario, tormentato da un passato doloroso che verrà svelato solo alla fine (e che io non voglio anticiparvi), senza nessun legame affettivo, che si trova immischiato nell’omicidio del braccio destro di Le Maire.

A coinvolgerlo è il suo ex partner, nonché suo unico amico, Marione Marella, con il quale Libero vivrà una serie di avventure, durante le quali svolgerà anche un’altra indagine, quella affidatagli da due clienti, una coppia di anziani alla ricerca della figlia smarrita.

Ci tengo a precisare che come sempre, quando scrivo una recensione, io do il mio parere soggettivo e ciò non toglie che qualcosa che a me non è piaciuto possa invece sollevare grande entusiasmo in altri lettori, e mi auguro proprio che questo sia il caso di questo romanzo! Devo ammettere, infatti, che questa lettura non mi ha entusiasmato e che, in alcuni punti, l’ho trovata poco scorrevole, per quanto il linguaggio utilizzato non fosse di per sé noioso o ridondante.

Non ho apprezzato molto il personaggio di Libero, l’unico più approfondito, che ho trovato, per certi versi, un po’ forzato: ho avuto l’impressione, infatti, che il protagonista dovesse essere a tutti i costi “brutto, sporco e cattivo” – mangia gli avanzi che anche i vermi hanno rifiutato, odia i bambini, dà un soprannome alla sua pistola – a volte cadendo forse nella caricatura.

Non ho trovato il racconto sempre coerente, ma ho apprezzato molto i colpi di scena finali e l’intenzione alla base della storia. Inoltre ho ammirato la capacità dell’autore di immergere effettivamente il lettore in quell’ambiente cupo della Milano della criminalità degli anni ’70. Insomma, i margini di miglioramento sicuramente ci sono e lo stile, per quanto ancora un po’ acerbo, è in linea di massima piacevole.

Buona lettura,

Marilena’s J.

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