Frida Kalho e Diego Rivera si amarono perdutamente. Un amore struggente carico di passione, ma anche di infedeltà, li portò per anni in un vortice di tradimenti, che li allontanavano, ma poi come attratti da una forza superiore, i due artisti si ricongiungevano fino allo sfinimento, ma ogni volta era più difficile.

Si sposarono, ma il tradimento di Diego con la sorella di Frida, risultò per lei imperdonabile e li portò al divorzio nel 1939.

Nonostante questo, Frida non riusciva a dimenticarlo e lo riportò a se, risposando Diego dopo solo un anno di lontananza a San Francisco. Purtroppo, come spesso accade, il dolore insopportabile del tradimento si face spazio ancora nel cuore di Frida che iniziò a ripagare l’infedeltà di Diego e la profonda delusione subita tradendolo a sua volta con molti amanti, sia uomini che donne. Tra i nomi più conosciuti, il rivoluzionario russo Lev Trockij, il poeta André Breton e probabilmente la fotografa messicana Tina Modotti.

L’amore per Diego, però, continuerà a consumare Frida fino alla morte di lei, nel 1954.

La pittrice ha sempre continuato a dedicare pensieri d’amore profondi a suo marito, alcuni dei quali espressi in una lettera che non è mai stata spedita, in cui parla a Diego della devastante mancanza che le provoca la sua assenza.

Vi riporto qui il testo integrale di una delle lettere d’amore più belle mai lette.

“La mia notte è senza luna. La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una luce grigia che filtra dalle finestre. La mia notte piange e il cuscino diventa umido e freddo. La mia notte è lunga e sembra tesa verso una fine incerta. La mia notte mi precipita nella tua assenza. Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore. La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine. Cerco un punto di contatto: la tua pelle.

Dove sei? Dove sei? Mi giro da tutte le parti, il cuscino umido, la mia guancia vi si appiccica, i capelli bagnati contro le tempie. Non è possibile che tu non sia qui. La mie mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano, il mio corpo non può comprendere. Il mio corpo ti vorrebbe. Il mio corpo, quest’area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore, il mio corpo reclama qualche ora di serenità. La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio.

La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo. La mia notte mi soffoca per la tua mancanza. La mia notte palpita d’amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra. La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce. Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita. La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale. La mia notte mi brucia d’amore”.

(Frida Kalho)

 

Marilena’s J.

 

 

 

 

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